Approfondimento sull'attuale situazione internazionale con l'onorevole Mario Mauro

Il 18 marzo 2022, nell’ambito delle iniziative utili ad approfondire l’attuale situazione internazionale, nell'auditorium dell'istituto si è tenuto un incontro con l’onorevole Mario Mauro, esperto di relazioni internazionali, già ministro della Difesa e vicepresidente del Parlamento Europeo. All'incontro hanno partecipato alcune classi quarte e quinte.

Di seguito le riflessioni, derivate da questa iniziiativa, proddotte dallo studente Francesco Starace 4B LSU.


CHI SI DEVE METTERE IN MEZZO IN QUESTA GUERRA SE NON NOI?

Lo scorso 18 marzo abbiamo ricevuto, in auditorium, la visita dell’On. Mario Mauro, ex Ministro della difesa durante il governo Letta, per parlare di attualità, in particolar modo della crisi della guerra in Ucraina.

Per poter parlare di un argomento così denso di informazioni serve fare un preambolo, iniziare a spiegare come si è arrivati a tale situazione, come giustamente fatto dal nostro ospite. Il nostro discorso parte da due grandi premesse: la guerra che c’è ora non è iniziata il 20 febbraio 2022, ma nel 2014 con la guerra in Donbass e l’autoproclamazione delle repubbliche separatiste di Donec’k e Luhans’k e le sue radici affondano ancora prima, nel processo di frammentazione dell’URSS, iniziato nel 1989, che portò alla creazione di Stati come la Russia, la stessa Ucraina e molti altri, fra cui la Bielorussia.

A seguito di queste doverose promesse l’On. Mauro ha incominciato a farci un’analisi sulle risorse dell’Ucraina, quali uranio per le reazioni nucleari, titanio, ferro, carbone, grano, e del suo rapporto con la politica interna che, dalla sua fondazione ma in particolar modo recentemente, è stata molto travagliata, con elezioni presidenziali spesso contestate e lo stretto rapporto dell’ex presidente Viktor Janukovyč con la Russia di Vladimir Putin. È proprio dalla relazione di Janukovyč con Mosca che Mauro inizia a parlare e ad esporre della linea politica dei due Paesi nei confronti dell’altro negli ultimi anni, in particolar modo della recriminazione dell’ex Presidente ucraino che accusava il Cremlino di voler riportare il paese nell’orbita russa, facendogli perdere la sua indipendenza, che gli ucraini avevano negoziato a partire dal crollo dell’unione Sovietica nel 1989 e definito nel 1994. Proprio nel 1994 ci furono gli accordi di Budapest dove russi e ucraini patteggiarono l’indipendenza di quest’ultima tramite un accordo di pace nel quale stabilirono che la Russia avrebbe accettato l’indipendenza e la sovranità dello Stato ucraino a condizione che gli ucraini avessero consegnato tutto l’arsenale nucleare di cui disponevano. La domanda più spontanea che veniva in mente dopo questo intervento era una: “Perché gli ucraini avevano questo arsenale?” L’interrogativo viene subito spiegato grazie al chiarimento dell’ex ministro che spiega come in Ucraina, essendo il territorio della CCCP (URSS) più vicino all’Europa, i vertici militari sovietici avevano collocato nel paese tutto l’arsenale nucleare possibile, forti del fatto che era il punto più vicino all’occidente dal quale i missili sarebbero stati potuti utilizzare in caso di guerra con il blocco occidentale durante gli anni della guerra fredda. Quando l'Unione Sovietica crollò, si scatenò una grande paura a livello mondiale poiché non si sapeva dove fosse stato messo l'intero arsenale nucleare. Cominciò così un negoziato per le armi nucleari che s'interruppe qualche anno fa. Si formulò il patto di Budapest grazie al quale si sarebbe trasferito l'armamentario nucleare ucraino ai russi, in modo da garantire una certa stabilità. Gli ucraini accettarono le condizioni, anche se ora si lamentano del fatto che non abbiano abbastanza aerei e piani militari. Perché? Perché erano tutelati dal patto, ora chiaramente infranto. Il patto formulato nella capitale ungherese nel 1994 sanciva, in primo luogo, come detto antecedentemente, il rispetto dell'integrità territoriale ucraina che comprendeva anche i territori della Crimea.

Un’altra tematica affrontata per quanto concerne il 2014 che è stata tratta in questo incontro è stato il fenomeno della richiesta a gran voce di una consistente frangia della politica e

popolazione ucraina che voleva un avvicinamento progressivo all’Unione Europea. La conseguenza? La Russia ha prontamente risposto con un attacco di invasione della Crimea, annessa alla fine di esso con un referendum chiaramente poco legale ed accettabile ma soprattutto non riconosciuto.

La cosa che fa effettivamente storcere il naso è che è un metodo già collaudato. Esempio? Ci siamo soffermati sulla Georgia: nel 2008 il paese ha espresso la stessa volontà degli ucraini nel 2014, ma con 6 anni di anticipo. L’epilogo? L'invasione militare russa nell’agosto del 2008 e annessione delle sue repubbliche separatiste di Ossezia del Sud e Abkhazia, esattamente lo stesso metodo che ha avuto come vittima il Donbass.

Altro fattore preso in considerazione se si parla economicamente di Kiev è stato quello sui seminativi prodotti nel paese e quanto sia importante non solo a livello nazionale ma in maniera significativa per le esportazioni a stati esteri. Difatti l’Ucraina è il paese che produce più seminativi nel mondo e se queste merci non circolassero sarebbe una catastrofe e in alcuni paesi africani ci sarebbe un forte rischio di carestie abbastanza ingenti. Altra cosa sottolineata è stata l’industria: l’unione sovietica in Ucraina aveva concentrato la commercializzazione industriale, il porto di Mariupol, oggi distrutto dai Russi, è molto importante sul Mar Nero, ha una capacità di commercio non indifferente, infatti Mauro, alla fine di questa analisi ha confermato come: “Mosca con l’Ucraina è un player mondiale, senza è al massimo un grande paese asiatico”.

Aspetto di vitale importanza di cui abbiamo parlato è la volontà dello stesso presidente russo Vladimir Putin. L'attuale presidente russo parla di dover intervenire per “demilitarizzare e denazificare il paese che si lega alla narrativa in cui ucraini e russi hanno perseguito intenti comuni per la lotta contro il nazismo”. Chiaramente un motivo di facciata in quanto il leader moscovita non ammette il crollo dell’URSS e di tutto ciò che rappresentava, di cui Kiev faceva parte e nel quale aveva un ruolo importantissimo.

Si è parlato anche di pace, cosa che non può accadere senza giustizia e senza libertà, condizione vitale per ottenerla, quella per cui gli ucraini stanno combattendo e continueranno a combattere.

Alla fine dell’esposizione sulla crisi ucraina l’on Mario Mauro ha voluto lanciare a tutti noi una provocazione: “Occupatevi della cosa pubblica, - ci ha detto- occupatevi del destino della vostra generazione, del nostro paese e del mondo intero “ esortazione che si può riassumere con la domanda posta alla conclusione, ovvero: “chi si deve mettere in mezzo in questa guerra se non noi?”

Francesco Starace 4B LSU

Ultima modifica il 31-03-2022