JobShadowing Madrid-Spagna

Uno sguardo sulla scuola spagnola

Nell’ambito del progetto Erasmus+, ho avuto l’opportunità di trascorrere cinque giorni presso il Co-legio San Ignacio de Loyola di Torrelodones, nei pressi di Madrid. È stata un’esperienza di job sha-dowing particolarmente significativa, che mi ha permesso di osservare da vicino il lavoro dei colleghi spagnoli, confrontare pratiche didattiche differenti e riflettere sul nostro modo di fare scuola.

Il Colegio San Ignacio de Loyola è un istituto diocesano che accoglie studenti di tutti i gradi di istru-zione, dalla scuola dell'infanzia al Bachillerato, compreso un percorso di Bachillerato Internazionale. Si tratta di una scuola concertada, una realtà molto diffusa in Spagna: pur mantenendo una notevole autonomia nell’assunzione dei docenti e nell’organizzazione didattica, riceve circa il 70% dei finan-ziamenti dallo Stato. Questo modello è stato introdotto dopo la fine del regime franchista, quando lo Stato si trovò a dover garantire l’accesso all’istruzione a un numero crescente di studenti e scelse di valorizzare anche le scuole già presenti sul territorio.

Durante la settimana ho assistito principalmente alle lezioni di italiano e di storia, ma ho avuto anche l’occasione di partecipare ad alcuni momenti di confronto tra docenti. Tra i diversi aspetti osservati, uno in particolare ha attirato la mia attenzione e mi ha offerto interessanti spunti di riflessione sulla didattica della letteratura.

Nelle classi dell’ESO e del Bachillerato, gli studenti seguono una lezione di Lingua e Letteratura spagnola ogni giorno. Ciò che colpisce è la centralità attribuita alla lettura integrale delle opere. I docenti forniscono una pianificazione precisa della lettura domestica e chiedono agli studenti non solo di leggere il testo, ma anche di sottolineare i passaggi più significativi, annotare osservazioni e utilizzare post-it per evidenziare i brani che ritengono particolarmente importanti.

Il tempo della lezione viene poi dedicato quasi interamente al confronto e all’analisi condivisa. Gli studenti discutono i testi letti, propongono interpretazioni, stabiliscono collegamenti con altre opere e con discipline diverse. Ciò che mi ha maggiormente colpito è stata la qualità della loro partecipa-zione: intervenivano con naturalezza, argomentavano le proprie idee, si confrontavano con opinioni differenti e costruivano, sotto la guida del docente, un dialogo autentico attorno ai testi.

Osservando queste lezioni, è nata spontaneamente una riflessione sul modo in cui la letteratura viene spesso insegnata nel nostro Paese. Negli ultimi anni alla scuola italiana è stato chiesto di sviluppare competenze sempre più complesse: capacità di analisi, pensiero critico, interpretazione e argomenta-zione. Tuttavia, tali obiettivi continuano spesso a confrontarsi con un’impostazione fortemente stori-cistica dell’insegnamento letterario, nella quale la necessità di attraversare un ampio numero di autori, opere e correnti lascia poco spazio all’approfondimento.

Forse dovremmo avere il coraggio di interrogarci più a fondo sull’efficacia di alcuni modelli conso-lidati. Non si tratta di rinunciare alla prospettiva storica, che rimane fondamentale per comprendere la letteratura, ma di chiederci se le metodologie adottate siano realmente coerenti con le competenze che intendiamo sviluppare. Continuare ad aggiornare obiettivi, traguardi e indicazioni ministeriali senza ripensare in modo più profondo l’impianto didattico rischia infatti di produrre cambiamenti solo formali. L’esperienza osservata a Madrid mostra invece come una selezione più mirata dei con-tenuti e un maggiore investimento sulla lettura integrale e sul confronto interpretativo possano favo-rire un apprendimento più significativo e duraturo.

Ciò che porto con me da questa esperienza non è tanto un modello da imitare, quanto uno stimolo a riflettere. Il confronto con altre realtà educative ci ricorda che la scuola può sempre interrogarsi sulle proprie pratiche e che osservare ciò che accade altrove rappresenta un’occasione preziosa per crescere

professionalmente. In questo senso, il job shadowing si è rivelato non solo un momento di osserva-zione, ma soprattutto un’opportunità di ricerca e di dialogo sulla scuola che vogliamo costruire.

Prof.ssa Benedetta Quadrio

Ultima revisione il 29-09-2026